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La soluzione di diversi problemi ai denti è rappresentata dall’apparecchio fisso, un dispositivo che con il passare degli anni evolve seguendo il progresso tecnologico che caratterizza il settore dell’ortodonzia fissa: i modelli di oggi sono senza dubbio meno invasivi e più sofisticati rispetto a quelli di solo una decina di anni fa. Lo scopo dell’ortodonzia fissa è quello di intervenire sui difetti di malocclusione, che si manifestano nel momento in cui le arcate dentarie non si chiudono in maniera corretta a causa di un disallineamento delle mascelle o dei denti.

Come riconoscere un disallineamento

Gli indizi che il corpo umano fornisce in presenza di questo tipo di disallineamento sono diversi, ma per fortuna abbastanza facili da riconoscere. Il primo sintomo è rappresentato da una masticatura anomala, che si verifica quando – mangiando – capita spesso di mordersi, ovviamente in maniera involontaria, l’interno della bocca. Il morso crociato, il morso inverso e il morso profondo sono situazioni tipiche di tali circostanze, e se ripetuti nel tempo con una certa frequenza rischiano di danneggiare in maniera consistente il tessuto gengivale. Occorre prestare attenzione, inoltre, alla postura, dal momento che sul lungo periodo la cattiva occlusione ha effetti anche sulla schiena e sul modo di camminare.

L’affollamento

L’apparecchio fisso potrebbe essere necessario anche in una situazione di affollamento dentale: in tale circostanza c’è poco spazio tra un dente e l’altro, e gli elementi tendono a scontrarsi tra loro. Una delle conseguenze del problema è che dopo i pasti si fa fatica a rimuovere i residui di cibo non solo con lo spazzolino da denti, ma anche con il filo interdentale: così, con il passare del tempo i batteri che vanno a depositarsi tra i denti finiscono per causare alitosi. Infine, un altro dei sintomi di una possibile malocclusione va identificato nella frequenza eccessiva di fenomeni di mal di testa a cui non si riesce ad attribuire una spiegazione: esiste, infatti, una correlazione ormai certa e comprovata tra le cefalee e lo stato dell’articolazione mandibolare.

Che cosa fare

Nel caso in cui si riscontri uno o più di questi sintomi, vale la pena di rivolgersi a un ortodontista per sottoporsi a una visita di controllo, così che il cavo orale possa essere esaminato. Per arrivare a una diagnosi accurata c’è bisogno di una radiografia ortopanoramica, che permette di controllare il rapporto tra le arcate mascellari e dentarie. Se la diagnosi mette in evidenza l’opportunità di ricorrere a un trattamento, il primo passo da compiere è quello della creazione dell’apparecchio fisso, basato sulle impronte delle arcate che dovranno essere prese. Esistono, inoltre, degli strumenti ad hoc che devono essere utilizzati per il pre-trattamento: è il caso dell’espansore a viti, il cui compito è quello di espandere il palato quando è troppo stretto. Il suo impiego è fondamentale affinché la terapia di riposizionamento che viene attuata in seguito abbia successo.

Meglio l’apparecchio mobile o quello fisso?

Non è detto che l’apparecchio fisso debba sempre essere preferito a quello mobile: ogni caso deve essere valutato a sé, in base alle esigenze da soddisfare. Fino a qualche tempo fa, le preoccupazioni di chi avrebbe dovuto usare un modello fisso erano prettamente di carattere estetico, ma ormai esse non contano più, dal momento che oggi la maggior parte degli apparecchi permanenti è quasi invisibile. Dai modelli trasparenti ai modelli linguali, destinati a essere collocati dietro le arcate, ormai non esiste più un apparecchio fisso che sia invalidante a livello estetico o che debba essere temuto da ragazzi e adulti. A proposito: non esiste un limite di età massimo per mettere l’apparecchio: non sono rari i casi di 40enni che vi fanno affidamento per migliorare il proprio sorriso.